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GIORNO DELLA MEMORIA 27 Gennaio 2019

Il “Giorno della Memoria” è un momento di raccoglimento. Costringe l’umanità intera a ragionare su sé stessa. Costringe ognuno di noi a non dimenticare che in Europa in tempi recenti, dopo aver raggiunto il pensiero socratico del dubbio ed aver percorso le strade dell’illuminismo, vi sono stati uomini che hanno proclamato leggi razziali, prima, e compiuto uno sterminio, poi. Questa è la Shoah. Di questa onta si sono macchiati la Germania Nazista ed i suoi alleati fascisti.

Shoah vuol dire parlare di campi di sterminio, camere a gas, schiavitù. Un olocausto, un genocidio che ha riguardato circa sei milioni di ebrei e più di sedici milioni di persone fra il 1933 ed il 1945. 

TRAGEDIA che avvenne NELLA NOSTRA Europa. Tragedia che poté’ avvenire perché’ molti, ma non tutti, quando non ne furono artefici preferirono tacere.

Non tutti, abbiamo detto. Vi sono, infatti, anche coloro che con tutte le loro forze si sono opposti fattivamente e non vollero subire passivamente uno dei momenti più bui della storia recente dell’umanità in Europa. Purtroppo, non l’ultimo. Come dimenticare le atrocità delle guerre nei Balcani?

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. L’uomo da quel giorno si è dovuto confrontare con la propria capacità di compiere atrocità. Auschwitz è uno dei massimi simboli della memoria, simbolo da tutelare. Auschwitz è, e deve rimanere, Patrimonio Storico dell’Umanità.

L’Antisemitismo, e più in generale il razzismo, sono temi su cui l’uomo non deve smettere di ragionare. Purtroppo, sono temi che, in tutto il mondo, appaiono ancora non superati, anzi appaiono riprendere forza. Sono temi che devono essere al centro delle agende della politica dei grandi del mondo. Sono temi che non possono e non devono essere utilizzati e strumentalizzati ma affrontati con lungimiranza ed impegno.

Troppi i segnali nel mondo che ci portano a dover urlare la nostra paura che gli esseri umani stiano perdendo la capacità di accettarsi nelle reciproche differenze.

La parola razzismo indica teorie e comportamenti fondati sull’idea, scellerata, che vi sia una divisione biologica dell’umanità in razze superiori e inferiori.

Una idea cinica, scientificamente inesistente, finalizzata a discriminare Nazioni, a dividere l’umanità in classi superiori ed inferiori, a classificare culture.

Al centro, però, vi è la volontà di giustificare, giustificarsi, nell’atto, anche estremo, di opprimere il diverso per averne un vantaggio. 

Nel 1950 a Parigi, l’UNESCO approvò la «Dichiarazione sulla razza». Essa nega ufficialmente e definitivamente la correlazione tra la differenza biologica delle razze umane e la differenza nelle caratteristiche psicologiche, intellettive e comportamentali, in essa si legge: 

«Una razza, dal punto di vista biologico, può essere definita come uno dei gruppi di popolazioni che costituiscono la specie Homo sapiens. Questi gruppi sono in grado di ibridarsi l’uno con l’altro, ma, in virtù delle barriere isolanti che in passato li tenevano più o meno separati, manifestano alcune differenze fisiche a causa delle loro diverse storie biologiche. In breve, il termine “razza” indica un gruppo umano caratterizzato da alcune concentrazioni, relative a frequenza e distribuzione, di particelle ereditarie (geni) o caratteri fisici, che appaiono, oscillano, e spesso scompaiono nel corso del tempo a causa dell’isolamento geografico. In materia di razze, le uniche caratteristiche che gli antropologi possono efficacemente utilizzare come base per le classificazioni sono quelle fisiche e fisiologiche. In base alle conoscenze attuali non vi è alcuna prova che i gruppi dell’umanità differiscano nelle loro caratteristiche mentali innate, riguardo all’intelligenza o al comportamento.»

La storia della progressiva acquisizione dei diritti umani da parte delle genti è stata un percorso molto tortuoso. Basti pensare che nell’antichità i diritti venivano concessi dagli Dei che stabilivano come i 42 contenuti nel Libro dei morti egiziano, o i 10 mutuati dall’Esodo ebraico in alcuni dei quali si legge fra le righe la tutela dei diritti individuali, ad esempio, il diritto alla vita in “non ammazzare”.

Vi furono, in tempi più recenti, diverse dichiarazioni sui Diritti dell’Uomo approvate in diversi stati, tra cui una delle più importanti, fu stilata dai cinque Padri Fondatori dei futuri Stati Uniti d’America. 

I Padri della Patria dei futuri Stati Uniti d’America nel preambolo della Dichiarazione d’Indipendenza ratificata nel 1791 posero al centro dell’identità del nascente Stato, ed in particolare modo nei primi dieci articoli della Costituzione, i capi saldi della libertà di pensiero, di stampa, di azione che sono il grande insegnamento di quel momento storico.

Nel 1789, contemporaneamente, in Francia veniva votata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino redatta dal marchese Gilbert de La Fayette, essa dichiara che “tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge” parlando espressamente di “Diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo” e definendo la liberta come “poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri”.

Nel 1948 le Nazioni Unite votavano a larga maggioranza la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che recita in un suo importante passaggio “senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale e sociale, ricchezza, nascita o altra condizione”.

Oggi, dopo tutto il lavoro svolto dagli uomini per riconoscere i Diritti dell’Uomo, possiamo veramente dire che ci ritroviamo in queste dichiarazioni? Possiamo dire che ci accettiamo l’uno con l’altro senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale e sociale, censo, nascita? Nel 2019 esistono ancora forme di razzismo e di antisemitismo?

La risposta a questa ultima domanda non può che essere “drammaticamente sì”.

Uno strisciante, quando non palese, razzismo appare in molte scelte che uomini, anche governanti, in ogni continente, attuano. La convivenza, sicura e nel benessere, fra i “diversi” è, con sempre maggiore evidenza ed insistenza, uno dei grandi temi con cui ci dobbiamo confrontare ed a cui dobbiamo dare risposte positive, etiche, lungimiranti. 

Ancora più di ieri, l’uomo sfrutta l’altro uomo più debole. Debolezza dovuta a minori opportunità quali povertà, fame, mancanza di leadership politiche democratiche nella propria terra di nascita.

Le Nazioni più ricche vivono con paura la sempre maggiore presenza di esseri umani di etnia, storia, cultura, colore della pelle e religione, diversa. Paura dovuta ad una scarsa elaborazione, paura dovuta ad avidità e cinismo.  

In tutto questo l’antisemitismo, etnico e religioso, torna ad essere un “tema simbolo”. La discriminazione religiosa come strumententalizzando di tutela dal “diverso”.

“L’umanità non ha saputo imparare dai propri errori” questo il nostro urlo oggi. 

“Nessuna donna e nessun uomo può essere definito inferiore all’altro” questa la nostra certezza.

“Qualsiasi sia la religione da noi professata, dobbiamo sapere che il nostro credo religioso non insegna a uccidere o ad allontanare altri esseri umani, basta usare la religione come alibi dei nostri comportamenti” questa la rotta che deve essere alla base delle nostre scelte.

“Basta paure, violenze, esclusioni, drammi sociali. I comportamenti di ognuno di noi, ovunque noi siamo, qualsiasi sia il nostro ruolo sociale si basino su un agire lungimirante e saggio, evitando di ripercorrere gli stessi drammatici errori che la storia ci ha fatto vivere” queste le nostre speranze oggi nel Giorno della Memoria.

Basta alibi. Il razzismo è una minaccia per l’intera umanità ancora oggi. Il razzismo è preconcetto, è mancanza di cultura, è assenza di etica, è autoreferenzialità’, è cinismo economico.

La Shoah, Auschwitz, non è stata un atto barbarico. La Shoah, Auschwitz, e’, oggi, un atto barbarico. “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi) non è una frase del passato ma un cinico modo di pensare che governa il comportamento di molti ancora oggi allorquando si usa il debole in assenza dei più elementari comportamenti etici.

Oggi è il Giorno della Memoria, forse avendo il coraggio di soffermarsi a ragionare su tutto quel dolore rappresentato simbolicamente da Auschwitz, avendo il coraggio ed il desiderio di andare e portare i nostri giovani in quel triste luogo di tragico dolore, potremo comprendere fino in fondo cosa vuol dire abbandonare a sé stesse le persone più deboli. Abbandonare a sé stessi coloro che sono costretti a scappare da guerre, fame, povertà per cercare una vita migliore.

Rimane forte in me una domanda: perché la memoria di questi fatti non riesce a cambiare l’umanità? Ma allora, mi chiedo, a cosa serve ricordare se non aiuta a cambiare?

Il Presidente, Paolo Giordani

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